TAC 3D dei denti a Castelfranco: quando serve davvero?
La cone beam mostra l'osso in volume, non in piatto: ecco quando serve davvero prima di un impianto.


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L'idea più diffusa è che una TAC 3D dei denti sia solo una panoramica più dettagliata. Non è così: mentre una lastra normale schiaccia tutto in un'immagine piatta, la cone beam ricostruisce l'osso in volume. Cambia cosa si vede, non solo quanto.
La cone beam mostra l'osso in volume, non in piatto
Una panoramica sovrappone le strutture: mascella, seno mascellare, radici, nervo alveolare finiscono sulla stessa immagine bidimensionale. Alcuni dettagli si nascondono dietro altri.
La TAC cone beam scompone l'osso in fette sottili, ricostruite in tre dimensioni. Si può misurare uno spessore osseo, seguire il decorso di un nervo, distinguere una radice vestibolare da una palatina.
Quando chiedo una TAC 3D prima di un impianto
In studio la richiediamo quando serve misurare, non come passaggio automatico. Prima di un impianto contano l'altezza dell'osso disponibile, la larghezza, la distanza dal seno mascellare o dal canale del nervo.
Questi dati non si stimano a occhio da una panoramica: servono numeri precisi, sui tre assi. Da questi numeri dipende se si può inserire l'impianto direttamente o se serve prima un innesto osseo.
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Preferisci scrivere? Contattaci su WhatsAppCi sono anche casi in cui la lastra piatta lascia dubbi che solo il volume risolve: una radice curva o vicina a un nervo, una cisti di estensione incerta, un dente incluso da localizzare prima di un'estrazione chirurgica. La cone beam chiarisce la posizione esatta ed evita sorprese durante l'intervento.
Cosa vedo io in una TAC 3D quando pianifico un impianto
Quando apro una TAC 3D per pianificare un impianto, guardo prima l'osso in sezione, poi lo ruoto per capire come si comporta nei punti in cui andrà inserito. Misuro gli spazi, controllo la distanza dalle strutture vicine, e da lì costruisco il progetto digitale.
Da quel progetto nasce, quando serve, una guida chirurgica: uno strumento che riporta in bocca la posizione pianificata al computer. Non è un controllo formale. È il punto in cui la teoria diventa un piano preciso.
Cosa fare dopo l'esame
L'esame si esegue in pochi minuti, senza fastidio. Il referto arriva in tempi brevi e lo commento insieme al paziente, mostrando le immagini sullo schermo: il volume dell'osso visto e spiegato. Da lì si definisce il passo successivo: procedere con l'impianto, fare prima un innesto, o approfondire.
Prenota una valutazione se ti è stato consigliato un impianto o se hai un dubbio su una radice, una cisti o una posizione poco chiara in una radiografia precedente. In studio di Castelfranco di Sotto guardiamo insieme le immagini prima di decidere il passo successivo.
Chi arriva da Santa Croce sull'Arno o da San Miniato trova lo studio nel cuore del Comprensorio del Cuoio, a Castelfranco di Sotto. Per capire meglio il passo successivo, può interessarti anche cone beam e progettazione dell'impianto.


